DodiciStelle

...nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle...

23 aprile 2008

I cristiani nel mondo

Dalla «Lettera a Diogneto»

I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.

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17 aprile 2008

Pezzotta: la famiglia è la vera priorità

«Una politica organi­ca per la famiglia è la priorità delle priorità». Poi sono necessarie «politiche serie per il rilancio e­conomico e per il lavoro». Savi­no Pezzotta, leader della Rosa per l’Italia e presidente della Co­stituente di centro, guarda alla legislazione appena cominciata e ne indica le priorità per «usci­re dallo stallo in cui si trova il Pae­se ». Sottolinea che il ruolo del­l’Unione di centro sarà quello di «coscienza critica del Parlamen­to ». E mette in guardia i due maggiori schieramenti dal fare una riforma elettorale «col solo scopo di annullarci».
Con cinque partiti e tre soli schieramenti in Parlamento sembra difficile che si pensi di poter trarre giovamento da un’ulteriore riduzione.
La volontà di eliminarci è stata e­splicita in tutta la campagna e­lettorale. Se ci volevano mangia­re prima temo che lo vogliano fa­re ancora. Per noi, non è un mi­stero, serve una legge elettorale alla tedesca, per ridurre la fram­mentazione e al tempo stesso consolidare il pluralismo.
Pensa che non sia positiva l’as­senza della sinistra massimali­sta dal Parlamento?
Ritengo che sia sempre un dan­no quando ci sono forze reali nel Paese che non riescono ad ave­re una rappresentanza nelle Ca­mere: è una diminutio del mo­dello democratico.
Come interpreta il voto cattoli­co?
È complicato spiegare come ab­biano votato i cattolici. Il pro­blema, però, non è questo. Il pro­blema è chi e come riuscirà a rappresentare i valori che i cat­tolici perseguono. Il centrode­stra, che si è dichiarato anarchi­co sui valori, non so come li di­fenderà. Ancora peggio il cen­trosinistra. L’Unione di centro è stata invece estremamente chia­ra, poiché fa esplicito riferimen­to alla dottrina sociale della Chiesa.
In questo senso la vostra pre­senza in Parlamento che signi­ficato può assumere?
Vede, mi ha molto preoccupato che questa campagna elettorale sia stata seguita da una parte del­l’associazionismo e del mondo cattolico con un certo distacco, quasi ci fosse il timore di dover­si schierare da una parte o dal­l’altra. Ecco, a me pare che que­sto bipolarismo, così come si è venuto formando, incuta timo­re. Il fatto che col nostro risulta­to si sia impedita una totale af­fermazione bipolare può essere positivo per l’autonomia del­l’associazionismo che fa riferi­mento all’area cattolica.
Che posizione terrete nel gioco politico?
Per prima cosa non appoggere­mo alcun governo, per segnare la nostra terzietà. Secondo, saremo la coscienza critica del Parla­mento. Sarà un’opposizione ri­gorosa e indipendente dai due schieramenti principali. A loro chiederemo conto delle pro­messe fatte in campagna eletto­rale. La nostra posizione sulle questioni eticamente sensibili sarà inequivoca e intransigente. Qui però vorrei togliermi un sas­solino dalla scarpa.
A cosa o a chi si riferisce?
A chi su un quotidiano naziona­le ha scritto che Pezzotta spera­va di «mietere il grano» nel mo­vimento per il family day. È una falsità. Non ho mai pensato di u­sare il family day per fini politi­ci, poiché sono convinto che quella sia stata una manifesta­zione autonoma, che risponde­va alle forti esigenze delle fami­glie. Un tema a me particolar­mente caro, ma so ben distin­guere la differenza fra il sociale e il politico.
Il primo segnale politico lo si ve­drà dal modo in cui vi schiere­rete per i ballottaggi?
La nostra posizione è chiara: sce­glieranno i partiti locali sulla ba­se dei programmi. Per Roma, la Rosa per l’Italia ha già previsto una riunione dei quadri e degli iscritti locali per decidere. Una necessità e un’opportunità per la nostra base.
Gli obiettivi più urgenti per il Paese?
La priorità delle priorità è il varo di una politica organica per la famiglia: introduzione del quo­ziente familiare; assegni familia­ri adeguati; aiuti concreti per i non autosufficienti, anche con l’istituzione di un fondo nazio­nale per quando restano senza nessuno; sostegno per la scuola; sostegno per le famiglie nume­rose; politica per la casa. Poi ser­vono politiche per la crescita, in­vestendo su ricerca, formazione, innovazione e produttività.

(Avvenire - 17/4/2008)

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16 aprile 2008

La Massoneria e la costruzione dell'Europa

(da kattolicamente.splinder.com - 14/4/2008

Il Presidente della UE a colloquio con le logge massoniche. Ecco perchè è stato espulso il Cristianesimo dalla Costituzione Europea. Attacco alla religione e alla libertà d'educazione.

Le mani della Massoneria sull'EuropaUn comunicato diffuso da un'organizzazione massonica, Fédération française du Droit Humain, ci fa sapere quanto possano decidere i destini di noi europei. In esso c'è scritto che l'8 aprile scorso Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha ricevuto una delegazione composta dalla Grande Loggia Femminile di Francia, dal Grande Oriente del Portogallo e dal Grande Oriente di Francia.

Nel comunicato si legge: "Questo incontro costituisce un evento importante riguardo al posto della massoneria nella costruzione dell'Europa; questo posto è stato sottolineato, non soltanto per l'interesse e l'ascolto reale che il presidente Barroso ha mostrato alla delegazione ed al tempo che vi ha dedicato, ma anche con gli impegni assunti in termini di attenzione ai valori difesi dalla massoneria liberale e adogmatica, alle sue prese di posizione e alla espressione delle sue opinioni sui grandi argomenti che la riguardano. E' la prima volta che la Massoneria si è potuta esprimere con una qualità e ad un così alto livello delle istituzioni europee.

La delegazione ha ricevuto l'assicurazione dell'attaccamento del Presidente Barroso alla libertà di coscienza, allo spirito di laicità e al principio di separazione delle religioni dallo Stato. La delegazione ha rimarcato l'importanza dell'Illuminismo nella storia dell'Europa, dimensione da considerare almeno quanto le radici religiose e certamente più coerenti con le sue radici antiche.

Infine, è stato approvato il principio della comunicazione degli Ordini e Obbedienze Massoniche liberali e adogmatiche con gli uffici della Commissione qualora sia necessario".

Nel comunicato i massoni della Federazione francese dei Diritti Umani dichiarano che nel prossimo futuro presenteranno una proposta di raccomandazione che riguarderà tutti i sistemi educativi europei.

Ci chiediamo (ingenuamente) come mai altre minoranze, molto più numerose della Massoneria, non abbiano una rilevanza pari alla loro.

Ci chiediamo a quando arriverà la separazione dello Stato dalla Massoneria? A quando un elenco pubblico dei suoi iscritti? Come si può credere all'imparzialità dello Stato quando alti vertici delle sue strutture fanno parte di una società segreta, che spinge a favorire i suoi membri?

Con quali pretese decidono l'educazione della gioventù attraverso le strutture statali?

Ovviamente solo dei poveri ingueni superstiziosi cattolici possono farsi queste domande.

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Umiltà del Papa

"Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile affinché questo non si ripeta in futuro".
Il viaggio negli Stati Uniti è iniziato con un grande gesto: Benedetto XVI si è umiliato e ha chiesto perdono ancora una volta per lo scandalo dei preti pedofili.
E ha detto chiaramente qual è la causa, promettendo di estirparla, cioè l'abitudine dei rettori dei seminari a tirare a far preti, guardando al numero e no alla qualità dei nuovi sacerdoti. Insomma, meglio pochi ma buoni.
Comunque i detrattori del Papa avranno un argomento in meno per parlarne male. La Chiesa non è indifferente alle violenze inflitte dai suoi sacerdoti ai più piccoli, anzi le combatte, a partire dalle radici del problema.
Ratzinger ha dato un'ulteriore conferma della sua profonda umiltà, e insieme della sua grandezza.

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15 aprile 2008

Dichiarazioni di Pezzotta

Pezzotta: ora via alla Costituente

(Avvenire - 15/4/2008)

DA ROMA
Ora via libera alla fase costituente.
Alla luce del ri­sultato ottenuto dall’U­nione di centro, Savino Pezzotta, della Rosa per l’Italia, comincia a dise­gnare il futuro: «Ci siamo presentati senza allearci ai due schieramenti più forti e gli italiani ci han­no votato. Adesso andia­mo avanti verso la Costi­tuente. Ci siamo impe­gnati perché volevamo impedire che fosse chiu­so lo spazio al Centro non schierato. Il risultato ci conforta». Pessimista sul prossimo governo Berlusconi, perché «governerà la Lega e questo non ci conforta».
L’analisi del voto richiede poche pa­role all’ex numero uno della Cisl, par­tendo dalla constatazione che il par­tito è riuscito a superare l’8% su ba­se regionale solo in Calabria e Sicilia: «Non è andata male. Credo riuscire­mo a essere il quarto partito di que­sto Paese ma al Senato ci aspettava­mo qualcosa di più. Venivamo da u­na situazione delicata e abbiamo a­vuto una campagna elettorale da co­struire ex novo. Al Senato abbiamo avuto il mondo contro: hanno cer­cato di eliminarci. La consapevolez­za di essere l’unica forza fuori coali­zione presente in Parlamento ci le­gittima a costruire in tutta Italia quel­la nuova formazione di Centro che era e resta il nostro obiettivo strategi­co ».
Riguardo alle cose da fa­re evidenzia la necessità di cambiare la legge elet­torale. «Ci sono forze vi­ve nel Paese e che, anche se non aggregate in coa­lizioni governanti, devo­no poter trovare espres­sione e voce in Parla­mento. Escluderle signi­fica porre le condizioni per una conflittualità so­ciale che potrebbe solo nuocere».
Positivo anche il commento di Gui­do Folloni, portavoce della Rosa per l’Italia, secondo il quale il partito «ha fatto la differenza per l’esito eletto­rale dell’Unione di Centro, ben oltre la Sinistra arcobaleno, fino a ieri ac­creditata come terza forza dopo Pd e Pdl. Questo è il primo contributo che la nostra Rosa porta alla difesa della buona politica. Ora è impor­tante guardare alla Costituente di Centro. Tra un anno le amministra­tive e le europee diranno quanto sia importante il risultato che abbiamo prodotto».
Il leader della Rosa per l’Italia: «Non è andata male. Ci siamo impegnati per avere uno spazio al Centro non schierato»

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Bilancio

Facendo un primo bilancio... L'UDC è l'unica forza oltre alle due maggiori ad essere entrata in Parlamento. Speravo di poter essere più decisivi in Senato ma comunque non è andata malissimo.

Non mi sarei mai aspettato la scomparsa dei comunisti dal Parlamento. Da una parte può essere un segno di maturità della nostra democrazia, ma è anche un segno inquietante proprio perché esclusi dal Parlamento possono diventare pericolosi.

Il PD ha fatto un ottimo risultato, e non ha subito il disastro del governo Prodi.

A destra, ha vinto Berlusconi. Sì ma in Parlamento il PDL (da solo, senza la Lega e l'MPA) non ha la maggioranza assoluta. Al Senato ha 144 seggi su 315 (46%), e alla Camera 272 su 640 (43%). Questo vuol dire che ogni provvedimento, per passare, deve avere l'approvazione della Lega. Quindi alla fine chi è determinante nel nuovo Parlamento è Bossi.

Speriamo bene!

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13 aprile 2008

Dal blog di Savino Pezzotta

Grazie!

L’accoglienza calorosa spontanea che ho ricevuto in questi giorni è il filo conduttore emotivo di questa campagna elettorale: grazie! Ho riscontrato ovunque una affluenza che mi riempie di gioia e rafforza in me la convinzione di aver intrapreso un progetto importante che porta alla costruzione della casa dei moderati. Su questa idea ho condiviso l’entusiasmo di tanti cittadini.
Incontro dopo incontro ho sentito di esprimere la volontà di tanti italiani, su argomenti spesso tralasciati dalla politica del bipartitismo su cui è necessario assicurare una tutela che sia sostanziale e non soltanto formale: la famiglia, i giovani, la sicurezza non possono rappresentare idee astratte o proclami sterili.
Sono Valori che condividiamo e che ci accomunano non solo nel modo di vedere la politica.
Mi ha rassicurato lo sguardo sereno degli elettori anche quando ho parlato dei sacrifici che dovremo affrontare. Da ciò ho tratto la convinzione che gli italiani sono un popolo maturo che non crede alle promesse elettorali destinate a non essere mantenute.
Il mio ringraziamento è sin d’ora rivolto ai tanti amici della Rosa Bianca, soprattutto a quelli che sono venuti da lontano anche solo per partecipare. Ma a tutti voi che mi avete seguito rivolgo un grazie sincero, di cuore, con l’impegno a confrontarci già da martedì sui programmi e sui progetti che, insieme, porteremo avanti.
Savino Pezzotta

Ho avuto l’onore di concludere la campagna elettorale di fronte a tanta gente che mi ha riconosciuto un affetto convinto e spontaneo, nonostante la pioggia. Ho visto striscioni di amici della Rosa per l’Italia provenienti da tutta Italia: di questo sono orgoglioso perché questa campagna elettorale rappresenta l’inizio di un progetto importante e condiviso.
Abbiamo dimostrato che il centro esiste al di là delle logiche di schieramento imposte da un bipolarismo esasperato che sacrifica la democrazia sull’altare di una presunta stabilità, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’Italia non cresce. E sono ormai sette anni. La povertà coinvolge fasce di cittadini sempre più ampie e la spirale inflazionistica dilaga. Ormai ne è coinvolta anche quella piccola borghesia che per anni è stata il motore trainante del nostro Paese: ne pagano le conseguenze i giovani, le famiglie, le fasce più deboli.
Eppure questi fenomeni sempre più preoccupanti sono stati ignorati tanto da destra che da sinistra, impegnate a confrontarsi su promesse elettorali che durano lo spazio di un mattino.
Noi crediamo in questi valori, crediamo nella famiglia, nello sviluppo, nella difesa della vita.
Il nostro impegno sarà concreto, tangibile, ma soprattutto realizzabile per restituire il sorriso e la fiducia ai cittadini italiani e renderli partecipi del futuro del nostro Paese.
Savino Pezzotta

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12 aprile 2008

Pietro e il mondo

Il Papa: la pace è un dovere, disarmiamo cuori e arsenali
Messaggio di Benedetto XVI al Pontificio Consiglio «Giustizia e pace»
«Dalla riduzione delle spese militari un fondo mondiale per lo sviluppo»

(Salvatore Mazza - Avvenire - 12/4/2008)

Preoccupato per «le tensioni e le guerre» che continuano ad attraversare il mon­do, Benedetto XVI richiama l’esigenza di «un’azione comune sul piano politico, eco­nomico e giuridico» perché la pace possa af­fermarsi nel mondo. Tanto più urgente oggi quando «fenomeni come il terrorismo su sca­la mondiale rendono labile il confine tra la pa­ce e la guerra, pregiudicando seriamente la speranza del futuro dell’umanità», e «la co­munità internazionale sembra come smarrita». A una settimana dal discorso che pronuncerà davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, nel corso del suo viaggio in Usa, Papa Ratzinger è tornato ieri sulle sfide po­ste alla coesistenza tra gli uomini e le nazioni. Lo ha fatto nel Messaggio inviato al cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pon­tificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione del Seminario internazionale orga­nizzato da quel Dicastero su «Disarmo, svi­luppo e pace. Prospettive per un disarmo inte­grale » . Nel mondo di oggi, osserva il Pontefice fotografando la situazione del mondo attuale, «anche laddove non si vive la tragedia della guerra sono però diffusi sentimenti di paura e di insicurezza». Inoltre «nel mondo restano a­ree senza un adeguato livello di sviluppo u­mano e materiale», così che «non pochi popoli e persone sono privi dei diritti e delle libertà più elementari», e «anche nelle regioni del mondo, dove si registra un elevato livello di be­nessere, sembrano allargarsi sacche di emar­ginazione e miseria. Il processo mondiale di globalizzazione, se ha aperto nuovi orizzonti, non ha forse ancora apportato i risultati spe­rati ».
Certo, di fronte a tutto ciò «si potrebbe essere presi da un giustificato sconforto e da rasse­gnazione ». «Diffidenza» e «solitudine», scrive Benedetto XVI, sono i sentimenti che sembra­no «prevalere» nelle relazioni internazionali, al punto che «una guerra totale, da terribile profezia, rischia di trasformarsi in tragica realtà». Se allora per superare questa situazio­ne, «occorre certamente un’azione comune sul piano politico, economico e giuridico», ancor prima è per il Papa «necessaria una condivisa riflessione sul piano morale e spirituale». In particolare «appare sempre più urgente pro­muovere un 'nuovo umanesimo', che illumi­ni l’uomo nella comprensione di se stesso e del senso del proprio cammino nella storia».
Se disarmo, sviluppo e pace sono elementi «in­terdipendenti », è altresì vero che «il disarmo non interessa solo gli armamenti degli Stati, ma coinvolge ogni uomo, chiamato a disar­mare il proprio cuore e ad essere dappertutto operatore di pace». Allo stesso modo, «lo svi­luppo non può ridursi a semplice crescita e­conomica: esso deve comprendere la dimen­sione morale e spirituale». Dunque, osserva ancora Benedetto XVI, se «la guerra non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile, anzi doverosa», questo è il momento «di cambiare il corso della storia, di recuperare la fiducia, di coltivare il dialogo, di alimentare la solidarietà», perseguendo la via di «un umanesimo inte­grale e solidale, nel cui contesto – è la conclu­sione del Papa – anche la questione del disar­mo assume una natura etica e spirituale e l’u­manità potrà camminare verso l’auspicata pa­ce autentica e duratura».
Sicuramente «fino a quando sarà presente il rischio di un’offesa – osserva il Papa – l’arma­mento degli Stati si renderà necessario per ra­gioni di legittima difesa», ma «tuttavia, non ap­pare lecito qualsiasi livello di armamento». Di qui l’osservazione di come «le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese mi­litari e per gli armamenti vengono di fatto di­stolte dai progetti di sviluppo dei popoli, spe­cialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto», e l’appello rinnovato a che «gli Stati ri­ducano la spesa militare per gli armamenti e prendano in seria considerazione l’idea di creare un fondo mondiale da destinare a pro­getti di sviluppo pacifico dei popoli».

Stato e laicità

Riporto un post del blog santaopposizione.ilcannocchiale.it che ho condiviso in pieno.
  • L’Italia è nata grazie ad un duplice esproprio, una duplice conquista arbitraria, una guerra senza preventiva dichiarazione di guerra: prima contro il Regno delle Due Sicilie, poi contro lo Stato della Chiesa, sorto per difendere il patrimonium Sancti Petri e che nei secoli aveva portato magnificenza e grandezza alla città di Roma. Le forze che hanno condotto queste guerre erano, esplicitamente, anticattoliche (garibaldini, protestanti, massoni, cavouriani o mazziniani). In Piemonte, in quegli anni, i cattolici venivano perseguitati, i monasteri confiscati, alcuni vescovi arrestati e preti arbitrariamente processati (cfr. Angela Pellicciari, Risorgimento anticattolico, Piemme), le encicliche e le allocuzioni di Pio IX non potevano circolare e lo stesso Vittorio Emanuele II fu tre volte scomunicato. Si può, in sintesi, affermare che l’Italia è nata illegittima e, modestamente, per me (non per la Chiesa Cattolica italiana, ahimè: quel grande Pontefice che fu Paolo VI, nel 1965, affermò che la Chiesa non aveva “nessun rimpianto per il potere temporale”) rimane tale. Dunque, come comportarsi? Non riconoscere questo magnum latrocinium di agostiniana memoria od obbedire anche ad uno Stato ingiusto? Ritenere il non expedit del mirabile Pontefice Pio IX ancora valido o stimarlo superato? Kant, nella sua Dottrina del diritto, scrive: “quando una rivoluzione sia riuscita e siasi fondata una nuova costituzione, l’illegalità della sua origine e il suo modo di stabilirsi non possono sciogliere i sudditi dall’obbligo di adattarsi al nuovo ordine di cose”. Chi può capire, capisca…
  • I comunisti furono e restano ipso facto scomunicati. Il 28 giugno 1949 il Sant’Uffizio decretò che “fa peccato mortale e non può essere assolto: 1) chi è iscritto al partita comunista; 2) chi ne fa propaganda in qualsiasi modo; 3) chi vota per esso e per i suoi candidati; 4) chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista; 5) chi rimane nelle organizzazioni comuniste” perché “il comunismo è materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo”. Chi può capire, capisca…
  • Allo stesso modo, secondo quanto ha scritto il Prefetto della Congregazione per la Fede, card. Joseph Raztinger, il 26 novembre 1983, è “immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”. Chi può capire, capisca…
  • Chi vota partiti o uomini politici che sostengono de jure e de facto l’aborto, l’eutanasia o la liceità del matrimonio poligamo e/o omosessuale, commette peccato. Chi può capire, capisca…
  • Molti, di questi tempi in cui è assai in voga il tiro al bersaglio contro il Sommo Pontefice e la Santa Chiesa, affermano la laicità dello Stato, innalzano la laicità dello Stato fino ad elevarla a “verità”, adorano la laicità dello Stato. Purtroppo dimenticano che le loro amate istituzioni laiche non hanno il dono della profezia, il quale ha invece la Chiesa che infatti ha duemila anni di vita ed è passata, vincendole, attraverso le invasioni dei barbari, persecuzioni massoniche, protestanti e islamiche, totalitarismi rossi e neri, sapendo financo trovare nuova linfa vitale in qualsivoglia contesto storico. Secondo il nostro modesto quanto inutile parere, andrebbe ripresa in seria considerazione la dottrina della gerarchia dei fini del Doctor Angelicus San Tommaso l’aquinate (1225 – 1274). Tale dottrina riconosce l’autonomia dei fini in ogni grado del reale, e nello stesso coordina il fine del grado inferiore a quello superiore, che lo comprende in sé e lo eleva a più alto e spirituale significato. Il potere civile non ha altra funzione che quella di instituere bonam vitam in subiecta moltitudine, mentre il potere spirituale deve guidare gli uomini sulla via della eterna beatitudine e lo stesso potere civile deve creare e garantire le condizioni perché la Chiesa compia la sua missione. Tutto, insomma, è subordinato alla salvezza dell’anima: salus animarum prima lex. Lo Stato non ha dignità di fine ultimo, il quale si attua solo fuori e sopra la società civile, in una vita soprannaturale sotto la direzione della Chiesa. Tuttavia è salva l’autonomia del potere civile che, nella sua sfera, può realizzare il bene comune secondo i mezzi che ritiene migliori. San Tommaso esige che il potere sia cristiano come conditio sine qua non della sua esistenza, ma non che lo Stato sia governato dalla Chiesa. Il potere spirituale deve essere separato da quello civile ut a terrenis essent spiritualia distincta e la supremazia morale e spirituale della Chiesa non implica ingerenza diretta nel dominio temporale. Sicut corpus habet esse ab anima, sic etiam temporalis iurisdictio principum habet esse per spiritualem Petri et successorum eius. Chi può capire, capisca…

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10 aprile 2008

Intervista




Rai Parlamento - Intervista a Pier Ferdinando Casini - 8/4/2008


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08 aprile 2008

Testimoni


PIETRO E IL MONDO

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L'Unione di Centro difende la famiglia


Roma, 8 apr. (Adnkronos) - "Siamo per ridurre le imposte, ma non bisogna farlo genericamente. Ridurre un punto di Irpef per tutti i redditi come propongono Berlusconi e Veltroni e’ si’ un proposito giusto ma noi riteniamo che determini un grande buco nelle casse dello Stato e poco lievito per i singoli. Vogliamo invece partire dalla famiglia". Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini, ospite di ’Mattinocinque’. "Riteniamo -ha aggiunto- che selettivamente le tasse debbano incominciare a diminuire per la famiglia. Gli italiani fanno pochi figli, e’ una grande questione politica e civile, tra qualche anno nelle nostre scuole andranno solo ragazzi extracomunitari, perche’ noi non avremo italiani da mandare, dobbiamo fare piu’ figli e aiutare anche la madre in diversi momenti della sua vita".


Unione di Centro: Matrimonio solo tra lui e lei Nessuna modifica alla legge 40
L’Unione di Centro fin dal­le prime righe del suo programma stabilisce che la famiglia è una «società natura­le fondata sul matrimonio di un uomo e una donna». Il program­ma ufficiale, data questa premes­sa chiara e limpida, tace sulla questione della regolamentazio­ne delle coppie di fatto.
«Noi non vogliamo dare giu­dizi sulle convivenze – in­terviene Luisa Santolini, responsabili del setto­re Famiglia e Politiche sociali dell’Udc e can­didata alla Camera –.
Ma le coppie di fatto non sono famiglia. Ciò non vuol dire che non vogliamo tutelare i dirit­ti individuali dei singoli al­l’interno di una convivenza, lad­dove essi vengano meno. Su que­sto ci impegneremo a usare tutti gli strumenti che ci fornisce il di­ritto civile e amministrativo».L’alleanza con i 'cugini' della Ro­sa per l’Italia di Savino Pezzotta, che fu portavoce al Family day a Roma del 2007, completa il quadro sul tema delle coppie di fat­to, così come le posizioni ferme e­spresse varie volte da altri espo­nenti autorevoli dell’Udc come Rocco Buttiglione e il segretario di partito Lorenzo Cesa.
Quanto alla legge 40, l’opinione è molto chiara. Se nel programma elettorale non se ne fa cenno se non per un riferimento al «ri­spetto della vita, dal concepi­mento alla morte natura­le », la posizione espres­sa più volte dall’Udc non lascia margini a fraintendimenti. Si vuole scongiurare o­gni revisione della leg­ge 40, soprattutto sul fronte della diagnosi pre-impianto, una tecni­ca che nasconde la «volontà di decidere chi è degno di vive­re e chi no e di eliminare gli em­brioni 'avariati'», aggiunge an­cora la Santolini, che fu tra i più battaglieri difensori della norma­tiva in occasione del referendum parzialmente abrogativo del 2005. (Avvenire - 8/4/2008)

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04 aprile 2008

5 impegni


I cinque impegni dell'UDC:
  • CENTRALITA' DELLA FAMIGLIA
  • IL MERITO PRIMA DI TUTTO
  • DIFESA DELLA VITA
  • PIU' SICUREZZA
  • INDIPENDENZA ENERGETICA

L’UOMO AL CENTRO

L’UDC rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di ispirazione cristiana che fa riferimento alla dottrina sociale della Chiesa e informa la sua azione ai principi del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà, applicati alla moderna società. In quest’ottica rivendica con forza il:

  • Rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale.
  • Rispetto della dignità della persona umana, con particolare riguardo ai diritti costituzionalmente garantiti della salute, del lavoro, dell’iniziativa economica, dell’istruzione, della libertà personale e del giusto processo.
  • Rispetto della libertà religiosa, con particolare considerazione per la nostra identità cristiana, frutto della storia e della tradizione italiana.
  • Rispetto della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.
  • Rispetto della libertà di educazione dei genitori.
  • Rispetto delle comunità intermedie tra lo Stato e il cittadino, con particolare riguardo alle autonomie locali e alle associazioni di volontariato.
POLITICA DEI REDDITI:LA FAMIGLIA AL CENTRO

PREMESSA

La detassazione dei redditi dev'essere significativa se si vogliono produrre effetti positivi sui cittadini e stimolare l'offerta di lavoro e gli investimenti. Tagli minimali all'IRPEF rischiano di non essere realmente percepiti dai cittadini e di non aiutare la ripresa economica. Proponiamo quindi una detassazione "selettiva", mettendo al centro della nostra politica fiscale la Famiglia, in particolare le famiglie monoreddito con figli, ovvero i soggetti oggi più penalizzati. Liberare risorse per queste famiglie non è solo un atto di giustizia, ma un investimento sociale.


PROPOSTE
  • Riconoscimento alla famiglia del ruolo di soggetto tributario. Bonus e detrazioni per attività del nucleo familiare in proporzione al numero di componenti (con agevolazioni aggiuntive per la presenza di diversamente abili e di non autosufficienti): badanti, colf, asili nido e scuole, libri e mense scolastiche, attività sportive, corsi di studio all'estero, detassazione delle borse di studio, agevolazioni per l'avvio di imprese familiari, spese mediche detraibili al 100% senza tetto.
  • Incremento degli assegni familiari per ogni figlio a carico.
  • Conciliazione dei tempi di lavoro con la vita quotidiana familiare.
  • Esenzione dei contributi per le imprese che assumono lavoratori delle fasce deboli, previa formazione professionale.
  • Introduzione di incentivi fiscali per le imprese che assumono lavoratori di età superiore a 40 anni.
  • Blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef.
  • Diminuzione della pressione fiscale per i redditi da lavoro dipendente: recupero a vantaggio del lavoratore di parte delle trattenute fiscali e previdenziali, in particolare per le retribuzioni incentivanti (straordinari, premi di produttività e risultato...).
  • Adeguamento delle aliquote al costo della vita: gli scaglioni di reddito vanno riparametrati al potere d'acquisto.
CASA: I GIOVANI AL CENTRO

PREMESSA

Il problema della casa è grave per tante famiglie e soprattutto per le giovani coppie. I prezzi corrono più velocemente delle retribuzioni medie, in particolare per il significativo aumento del valore delle aree.

PROPOSTE

  • Concessione di una nuova capacità edificatoria subordinata alla destinazione di una quota da destinare a residenza sociale con canone calmierato o vendita agevolata con preferenza per le giovani coppie.
  • Esenzione dall'Ici per le abitazioni locate a canoni concertati.
  • Aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui destinati a prima casa secondo l'entità del nucleo familiare.
  • Cedolare secca del 20% sugli affitti per favorire l'emersione dei contratti illegali ed il ripristino della redditività dei canoni di locazione, prevedendo agevolazioni per le giovani coppie in termini di detrazioni degli interessi sui mutui; introduzione di una parziale detrazione del canone per i nuclei familiari in base al reddito ed al numero dei componenti.
  • Aumento delle aliquote e del massimale delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie.

PAX FISCALE: IL CITTADINO AL CENTRO


PREMESSA

Superare Visco. Dopo due anni di guerra tra il fisco e il cittadino, bisogna realizzare la "pax fiscale": combattere davvero l'evasione, alleggerire il carico su famiglie e imprese, dare certezza delle regole.


PROPOSTE

  • Rispetto tassativo dello "Statuto del contribuente", specie al fine di evitare imposte retroattive.
  • Lotta all'evasione non con atteggiamenti vessatori ma attraverso l'introduzione del "contrasto di interessi" tra contribuenti, con la previsione della detraibilità dalla dichiarazione dei redditi di una parte significativa di spese documentate e qualificate.
  • Tregua fiscale: una volta fatte le riforme fiscali, il governo si impegna per i successivi due anni a non introdurre nuove regole o modificare le esistenti.

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03 aprile 2008

Il voto utile al Paese

di Savino Pezzotta (1/04/08 - blog.savinopezzotta.it)



Dico subito che il voto è utile se è dato pensando al Paese.

Un voto espresso per il bene comune del Paese è quello dato per l’Unione di Centro perché sta pensando ad una politica che abbia al centro la persona, i suoi bisogni, le sue aspettative. È un voto che proietta un futuro.
È un voto che rompe il duopolio politico che nel tentativo di radicalizzare la scelta sta mostrando di essere alle corde e di avere paura.
Ho visto, nell’arco di pochi giorni di campagna elettorale invitare al ”voto utile”, ovvero quello dato ai due partiti più grandi, al ”voto utile solo a metà” del voto disgiunto tra Camera e Senato.
Ho letto chiaramente il loro obiettivo: colpire il centro.
Questo è già la nostra prima e vera vittoria: il “centro c’è”, è una proposta seria… non è inutile, sono persone che interrogano le coscienze, innova un sistema ormai al paradosso dello scambio tra le opposizioni .
L’Unione di Centro è un “centro” riformatore, autonomo e con una sua specificità che vuole dare slancio ad un nuovo modo di fare politica.
Abbiamo opposto il virus della libertà alla pretesa di autosuffcienza!
La nostra presenza ha liberato gli elettori dall’obbligo di scegliere se stare di qua o di là, ci siamo anche noi e richiamiamo ad un voto libero e responsabile.
Il voto deve essere utile al Paese, non a promesse mirabolanti che non possono essere mantenute.
Il voto deve servire a scegliere una politica seria, coerente e di buon senso che pone sceglie soluzioni concrete per il bene comune, per riscattare dimensioni e ruoli vivi presenti nel nostro Paese, nel rispetto dei valori fondanti la nostra società…
Il resto è utilitarismo.

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01 aprile 2008

E' vita!

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Sulla 194

Tanto per discutere, riporto qui la mail di una studentessa di Operazioni di Pace, Gestione e Mediazione dei Conflitti dell'Università di Firenze, a cui ero iscritto anch'io, pubblicata sul gruppo Yahoo degli studenti del corso di laurea. Allego anche la mia risposta.

Mail di Ilaria:

Dopo le polemiche di qualche tempo fa il dibattito sulla 194 non fa
più
notizia, ma questo non ci rende più tranquille. La laicità e la
questione
dell'autodeterminazione sembrano espulse da questa campagna
elettorale, in
cui le posizioni su questi temi sono sempre più simile
tra i due partiti
maggiori.

Per questo riteniamo fondamentale
continuare a tenere vivo il dibattito e
parlare di 194, sessualità,
contraccezione, laicità, e tutto quello che ci
viene in mente.

Lo
faremo con un'iniziativa venerdì 4 aprile, dalle ore 19.30 presso il
circolo di viaccia che non vuol essere un dibattito tra relatori
esperti e
pubblico, ma un'occasione di incontro e confronto attraverso
domande e
interventi: i nostri dubbi, le nostre domande a cui
risponderanno operatrici
sociosanitarie e esponenti della società
civile.

L'incontro si propone come occasione di confronto anche tra
donne di
generazioni e paesi diversi, perchè le conquiste degli anni
passati possono
essere patrimonio di tutte solo se vengono condivise, e
solo insieme
possiamo difenderle e renderle attuali.

in allegato
volantino dell'iniziativa,
19.30 aperitivo buffet (con possibilità di
spazio gioco per i bambini)
21.15 incontro con le operatrici
a seguire
dj set

per inviare le domande da fare alle operatrici,
www.
pratoasinistra.it/contact
______________________________

_________________
Elezioni mailing list
Elezioni@pratoasinistra.it
http://pratoasinistra.
it/mailman/listinfo/elezioni


Risposta mia:

Invece c'è Giuliano Ferrara che cerca di tenere vivo il dibattito sull'aborto.
Sulla grande conquista delle femministe di poter uccidere il proprio figlio se lo ritengono giusto.
Questa sì che è libertà! Perché dover tenere un figlio se si sogna di fare carriera, o se peggio ancora questo potesse nascere malato e richederebbe una quantità di affetto e di cure che una donna oggi non può di certo farsi carico. Meglio liberarsi subito da questo peso!
Anche a costo di farsi una violenza psicologica fortissima, come succede purtroppo a molte donne che abortiscono, ma questi in fondo sono solo effetti collaterali.
L'importante è che quel bambino non sia nato e non abbia sconvolto l'esistenza di una donna.
Io direi che per essere veramente laico uno stato dovrebbe smettere di obbligare la gente a seguire il comandamento della chiesa di non uccidere. Se uno vuole farlo perché la chiesa deve intromettersi e impedirlo?
Anche la 194 in fondo è limitativa, perché consente alle donne che non vorrebbero abortire di non farlo. Per fortuna i medici fanno di tutto per convincerle, e i centri di aiuto alla vita non li consulta nessuno. Ferrara vorrebbe che le donne potessero scegliere senza condizionamenti! E magari dare retta alla chiesa! Per fortuna voi femministe vi battete per impedirlo!

Forza compagne laiciste! Distruggiamo finalmente ogni diritto alla vita!!!

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28 marzo 2008

Testimonianza sulla famiglia



Ventenne, romana, studia fisica all'università ed è la sesta di otto figli: 'sono nata in una famiglia cristiana, aperta alla vita, in una casa con la porta aperta a tutti'.
All'Auditorium della Conciliazione, Irene parla delle difficoltà materiali per una casa così numerosa, ma anche del valore della famiglia. E proprio per le famiglie alla politica 'non chiede politiche assistenziali, ma giustizia'.

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Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? 5
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 1617 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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27 marzo 2008

L'identità della Chiesa

di Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera - 27/3/2008)


Sono due le questioni al centro della discussione nata dalla conversione al Cattolicesimo di Magdi Allam, nonché dal battesimo in San Pietro impartitogli da Benedetto XVI, che quella conversione ha per così dire ratificato e reso pubblica nel più solenne dei modi. La prima questione riguarda per l’appunto il fortissimo segno pubblico impresso dalla solennità della circostanza. Molti vi hanno visto quasi l’immagine di una «Ecclesia triumphans», di una nuova Chiesa trionfante pronta a lanciarsi in una crociata anti-islamica. Vi hanno visto cioè un più o meno esplicito contenuto politico. Prima però di rispondere se il gesto in questione possa davvero essere interpretato così, sarebbe bene riflettere sul fatto che, come in tutte le istituzioni che hanno alle spalle una tradizione secolare (penso alla monarchia britannica ad esempio), anche nella Chiesa cattolica «pubblico » e «politico» non sono necessariamente due dimensioni sovrapposte e/o sovrapponibili.

Spesso la dimensione pubblica, i riti, le celebrazioni, corrispondono a esigenze che piuttosto che con la politica hanno a che fare con una vicenda storico- identitaria; sono cioè la manifestazione e insieme la rivendicazione della propria natura e della propria storia. Si potrà naturalmente obiettare che tra i due ambiti vi è un certo rapporto, ed è senz’altro vero. Ma è ancor più vero che si tratta di cose assai diverse, le quali implicano intenzioni e prospettive ideali anch’esse assai diverse. Riaffermare pubblicamente chi si è, da quale storia si viene, non vuol dire affatto enunciare per ciò stesso un programma di azione, indicare obiettivi, insomma fare politica nel senso che comunemente si dà a questa parola. È molto probabile insomma che con il battesimo in San Pietro la Chiesa di Benedetto XVI — il cui pontificato sembra particolarmente sensibile proprio a questo tema — abbia voluto soprattutto riaffermare la propria identità, al cui centro sta, precisamente, la conversione. E cioè il battesimo.

Il Cristianesimo, infatti, lungi dal nascere come una religione etnica, cioè legata vocazionalmente a una determinata popolazione, è nato anzi in polemica con una religione siffatta, nel suo caso rappresentata per l’appunto dall’ebraismo. Proprio perciò esso dovette inizialmente affidare le sue sole speranze di successo alla spontanea adesione di migliaia e migliaia di uomini e donne, dovendo a null’altro che a tale adesione la sua prima, decisiva diffusione nel mondo. C’è stato e c’è un evidente, intimo nesso tra tutto questo e alcuni tratti cruciali dell’identità culturale cristiana nel suo complesso, a cominciare da quei tratti fondamentali costituiti dalla centralità della persona e dal primato della coscienza. Il motore storico del Cristianesimo, insomma, così come una delle sue massime dimensioni fondative, è stata la conversione. Ed è plausibile, direi ovvio, che per la Chiesa, la quale della storia cristiana si considera la vera erede, continui a esserlo; e che con il rito in San Pietro essa abbia voluto semplicemente ribadire questo elemento centralissimo della sua identità: a dispetto di ogni opportunismo (questo sì politico!) e di ogni conformismo dei tempi.

Ha senso fargliene una colpa? Tuttavia, si aggiunge —ed è la seconda questione di cui si dibatte—le «bellicose dichiarazioni» rese da Magdi Allam stesso all’indomani del battesimo hanno piegato ad un significato politico la sua conversione, e dunque anche il rito e la partecipazione ad esso del Papa. Certo: bellicose quelle dichiarazioni lo sono state senz’altro. Ma chi punta il dito contro di esse, vedendovi soltanto un clamoroso fraintendimento della natura complessa dell’Islam, e, ancor peggio, una mancanza di carità cristiana, chi fa ciò, non solo, forse, dovrebbe spendere almeno qualche parola sulla terribile condizione personale del dichiarante. Sul fatto, per esempio, che Allam, sua moglie e i suoi figli vivono ormai da anni una vita non vita, una vita priva di un solo momento di vera intimità e tranquillità, dovendo tutto prevedere e programmare, circondati, 24 ore su 24, da uomini con le armi spianate che stanno lì a ricordargli continuamente il pericolo mortale sospeso sulle loro teste.

Non solo; forse dovrebbe anche chiedersi come mai, di fronte alla violenza delle ripetute condanne a morte giunte dall’islamismo «estremista» ad Allam come a Salman Rusdie, come a Robert Redeker e a tanti altri, come mai di fronte alle «aberranti derive fondamentaliste e terroriste» dell’Islam, in nessuna occasione sia arrivata alle nostre orecchie dallo stesso Islam una voce significativa, alta e forte, di condanna; come mai nessun imam di fama, nessun celebre intellettuale, nessuna importante istituzione o assemblea islamica abbia mai pensato di pronunciarsi in maniera irrevocabile contro tale uso barbarico della fede. Dovrebbe chiederselo e, se possibile, anche darsi, e darci, una risposta.

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25 marzo 2008

La nuova fede di Magdi Cristiano Allam

«Approdo di un lungo cammino
Decisivo l’incontro con il Papa»

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Magdi Allam
23 marzo 2008

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